Preziose carte dove Alberto Burri riversa appieno la sua creatività coniugata alla manualità.
Calcografie, acqueforti, serigrafie che seguiva personalmente nelle stamperie, foglio per foglio, affannando non poco gli addetti raramente abituati a vedere gli artisti prima del visto si stampi.
Ogni sua tavola finiva per diventare dunque un "unicum".

L'opportunità di una rilettura vasta di questa sua tecnica espressiva ci viene data da "Bum Grafica", la mostra alla Galleria delle Arti di Città di Castello che si protrarrà fino alla fine di marzo del 2014.
Con la grafica l'artista tifernate si è esercitato fin dall'inizio della sua attività artistica, quindi dagli anni Cinquanta: soprattutto calcografie, qualche rara edizione di libro d'artista, ma solo nei Settanta vi si applica con continuità attuando dei veri e propri sconvolgimenti alle regole della stampa, senza dimenticare che le prime esercitazioni le fece in città, all'Istituto Bufalini.
Raggiunge così in progress - fra l'altro condizioni di mimesi eccezionali rispetto ad alcuni dei suoi linguaggi pittorici, quasi una citazione 'trompe l'oeil' delle 'combustioni' e dei 'cretti'. Oltre questa auto traduzione, nella grafica Bum dove prevale un'esclusiva originalità rispetto alla pittura, conferma appieno la grande capacità di realizzazione dell'equilibrio formale e cromatico tipico delle sue composizioni.
Dunque, la grafica è elemento non secondario del lavoro del grande informale umbro, tant'à che nel 1973 gli venne conferito il Premio Feltrinelli per la grafica dall'Accademia dei Lincei - l'unico che accettò -, il cui ammontare devolvette al restauro degli affreschi del Signorelli a Morrà.

Alla galleria delle Arti si può leggere allora lo svilupparsi dell'esplorazione grafica burriana in una trentina di tavole a partire da una "Combustione" del 1959, al grande "Cretto" nero del 1971 col miracolo della carta che diventa materia plastica, al "All black", serigrafie monocrome delle quali Gigi Amadei, il patron della galleria, scrive nel depliant: "il peso forma, purissima ombra di scultura, scaturisce dal contrasto dei toni del nero lucido e del nero opaco, quasi un battito d'ala".
E ancora, il ciclo del "Sestante" del 1989, i "Neri" del 1992, fino all'elegante, ai limiti del lezioso, ciclo dell’Oro e nero: la preziosità escatologica dell'oro come alternativa possibile al pessimismo esistenziale del nero, l'ultima fatica grafica del 1993 di Burri.





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